giovedì, Luglio 16, 2026

Ucciso in Polonia il dissidente russo Semyon Skrepetsky

L'artista, noto per le sue opere satiriche contro Putin e altri leader autoritari, è stato assassinato vicino al confine bielorusso; gli investigatori non escludono alcuna pista

by Rachele Gabbin
Ucciso in Polonia il dissidente russo Semyon Skrepetsky

Un altro dissidente russo è stato ucciso in Polonia: si tratta dell’artista Semyon Skrepetsky, all’anagrafe Robert Kuzovkov. Skrepetsky era un noto oppositore di Putin e per questo motivo aveva lasciato la Russia nel 2021, scegliendo il suolo polacco come rifugio.

L’omicidio è avvenuto lunedì 15 giugno a Biała Podlaska, una cittadina nell’est della Polonia vicino al confine con la Bielorussia. Skrepetsky è stato colpito da cinque colpi di pistola alla testa, al torace e alla schiena all’interno di un parcheggio, situato a circa 600 metri dal consolato bielorusso.

Secondo quanto riportato dal procuratore locale due uomini bielorussi di 33 e 37 anni sono stati arrestati nei pressi del luogo del delitto, anche se il loro ruolo è ancora sotto accertamento. All’indagine collaborano anche i servizi di sicurezza interni polacchi, per via delle attività di Skrepetsky.

Marcin Kozak, portavoce della procura distrettuale della città orientale di Lublino, ha descritto così la dinamica: “Quando la vittima è caduta a terra dopo i primi spari, l’aggressore si è avvicinato, ha esploso altri tre colpi e poi è fuggito rapidamente. Robert K. è morto sul colpo”.

Skrepetsky era molto conosciuto per i suoi dipinti satirici nei confronti di vari leader politici, che pubblicava regolarmente su Telegram; tra i suoi bersagli preferiti c’erano Putin, il leader bielorusso Alexander Lukashenko e il leader ceceno Ramzan Kadyrov.

Secondo l’agenzia di stampa iStories, in passato l’artista aveva espresso critiche anche nei confronti delle autorità ucraine e per questo motivo era stato inserito nel database ucraino Myrotvorets, che elenca le persone accusate di minacciare la sicurezza nazionale dell’Ucraina.

Solo tre giorni prima di essere ucciso, in occasione del Giorno della Russia, l’artista aveva organizzato una manifestazione solitaria di fronte all’ambasciata russa a Berlino, durante la quale aveva mostrato un dipinto satirico che ritraeva il dittatore sovietico Iosif Stalin con in braccio un piccolo Putin.

Precedentemente aveva anche preso parte alle contestazioni legate alla Biennale d’arte di Venezia contro la presenza ufficiale russa. Poche ore prima di morire, aveva inoltre postato sul suo canale Telegram gli screenshot degli ultimi messaggi di minaccia che stava ricevendo per via del suo lavoro.

Un amico vicino alla vittima ha dichiarato alla BBC: “Continuavo a dirgli: ‘Amico, verranno a prenderti, verranno a prenderti. Per favore, preparati, stai sempre all’erta’. Gli ripetevo che sarebbe potuta finire male… Alla fine ho capito che non serviva a nulla. Era fatto così: del tutto sprezzante del pericolo e testardo”. Skrepetsky lascia in Polonia la moglie e cinque figli.

Anche se la matrice politica dell’omicidio non è ancora stata ufficialmente confermata, il media indipendente bielorusso Nexta ha subito ricondotto il caso alla lunga scia di sangue dei dissidenti all’estero. Questo perché, negli ultimi anni, le operazioni di ritorsione condotte o commissionate dai servizi segreti russi in territorio europeo sono aumentate in modo esponenziale, spaziando dagli omicidi mirati alle azioni di sabotaggio e agli incendi dolosi.

Sulla questione la prima reazione della politica italiana è stata quella di Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo, che ha colto l’occasione per avviare una riflessione sulla necessità di garantire protezione ai dissidenti politici sul suolo europeo: “La sua terribile uccisione impone una riflessione non più rinviabile. Negli ultimi anni abbiamo assistito a una lunga sequenza di avvelenamenti, omicidi e operazioni contro oppositori del Cremlino ben oltre i confini della Federazione Russa. […] Per questo l’Unione europea deve fare un passo avanti. Serve una rete europea per la protezione dei dissidenti e degli oppositori politici, coordinata a livello UE e in stretta collaborazione con gli Stati membri […]. L’Europa deve essere un luogo in cui chi fugge dalla repressione trova libertà e protezione. Difendere i dissidenti significa difendere la nostra democrazia”.

Com’era prevedibile, queste parole hanno suscitato reazioni accese, che si inseriscono nel teatro degli schieramenti politici. Tra queste vi è la posizione del giornalista italiano in Russia, Vincenzo Lorusso, che ha dichiarato: “Siamo quasi al delirio di onnipotenza. È come se l’eurodeputata avesse già svolto le indagini ed emesso una sentenza, sostituendosi alla giustizia polacca. Tra l’altro, questo personaggio lo scopro oggi. Se già Aleksej Naval’nyj non aveva un grande seguito reale in Russia, figuriamoci questi dissidenti che vivono all’estero e la cui importanza e influenza all’interno della Federazione Russa è pari a zero. Non vedo quindi per quale motivo dovrebbe essere ucciso, o comunque dovrebbe essere ucciso da qualcuno in Russia disposto ad andare fino in Polonia […]”.

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