sabato, Aprile 18, 2026

Péter Magyar ha sconfitto Viktor Orbán, diventando Primo Ministro ungherese

Dopo sedici anni di “democrazia illiberale” l’Ungheria si riavvicina all’Europa

by Rachele Gabbin
Péter Magyar ha sconfitto Viktor Orbán, diventando Primo Ministro ungherese

“Ce l’abbiamo fatta: Tisza e l’Ungheria hanno vinto”, ha dichiarato Péter Magyar davanti a decine di migliaia di sostenitori a Budapest. “Insieme abbiamo sconfitto Orbán e restituito il Paese ai suoi cittadini”.
Il 12 aprile in Ungheria, Magyar ha vinto le elezioni parlamentari, sconfiggendo così Viktor Orbán, al potere da sedici anni. La vittoria è stata netta: i risultati preliminari indicano che il suo partito Tisza avrebbe ottenuto 138 seggi, contro i 55 di Fidesz, e i 6 dell’estrema destra di Mi Hazánk.

Quarantacinque anni, Magyar ha costruito la propria campagna elettorale attorno al malcontento diffuso nella società ungherese, legato alla corruzione, alla stagnazione economica, al deterioramento dei servizi pubblici e al progressivo avvicinamento alla Russia, a scapito dei rapporti con l’Unione Europea. Divenuto noto attraverso video diffusi sui social nel 2025, ha attraversato il Paese in modo capillare, trasformando Tisza da realtà marginale a principale forza dell’opposizione. La sua leadership è stata tale che, nel corso della campagna, la gran parte degli altri partiti di opposizione ha sospeso le proprie iniziative, convergendo sotto la sua guida.

La sua vittoria rappresenta un punto di svolta non solo per l’Ungheria, ma anche per l’Europa. Un paese che per oltre un decennio e mezzo ha vissuto sotto un governo populista di destra sembra ora aver intrapreso una traiettoria diversa. A indebolirsi sono i principali partner internazionali di Orbán, tra cui Donald Trump e Vladimir Putin, che avevano trovato in Budapest un alleato capace di ostacolare il processo decisionale europeo, fungendo da “cavallo di Troia” all’interno dell’Unione.

La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen ha dichiarato: “L’Ungheria ha scelto l’Europa. L’Europa ha sempre scelto l’Ungheria”. Si apre così, una finestra di opportunità per l’UE: il cambiamento politico in Ungheria potrebbe consentire di definire un bilancio pluriennale più ambizioso, rilanciare il processo di allargamento e rimettere in discussione il principio di unanimità, che negli ultimi anni ha consentito ai singoli Stati membri di bloccare la politica estera comune. Inoltre, potrebbe rafforzare il sostegno all’Ucraina, aprendo la strada a un prestito da 90 miliardi di euro al paese, finora bloccato dal veto di Orbán.

A seguito dell’annuncio della vittoria, a Budapest migliaia di persone si sono radunate davanti al Parlamento per festeggiare fino a tarda notte. Nonostante l’entusiasmo di molti, il mantenimento del supporto popolare e la ricostruzione di un equilibrio economico e democratico in Ungheria sono contingente a diversi fattori. Un primo punto di criticità viene proprio dalla ricostruzione di un assetto diplomatico più vicino all’Europa e al mondo Occidentale. I cittadini ungheresi avevano beneficiato di bassi costi energetici grazie allo stretto rapporto tra Orbán e il Cremlino. Il successo del nuovo governo dipenderà dalla sua capacità di sfruttare a pieno le relazioni con gli alleati europei per mitigare gli svantaggi causati dall’allontanamento dei partner storici.

La vittoria di Magyar segna una svolta più democratica per il paese rispetto alla politica illiberale e conservatrice di Fidesz. Ciò non significa che la nuova amministrazione sarà necessariamente progressista. Il nuovo primo ministro condivide, tra le altre cose, alcune posizioni di Orbán in materia di immigrazione e nel corso della campagna elettorale, ha evitato di esporsi su diversi temi sensibili per la società ungherese, in modo da attrarre maggiori consensi.

Photo credit: © European Union, 1998 – 2026, Attribution, via Wikimedia Commons

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