giovedì, Giugno 4, 2026

Proteste in Kenya contro l’ospedale USA per l’Ebola

Washington vuole blindare i confini americani scaricando la quarantena a Nairobi; l’incertezza del governo kenyota porta i cittadini a scendere in piazza

by Rachele Gabbin
Proteste in Kenya contro l’ospedale USA per l’Ebola

Dinanzi al timore della rapida diffusione dell’Ebola nel continente africano, gli Stati Uniti di Trump hanno cominciato a preoccuparsi. “Non vogliamo e non possiamo ammettere alcun caso di Ebola nel nostro Paese”, ha dichiarato sabato scorso il Segretario di Stato americano Marco Rubio. L’epidemia, annunciata il 15 maggio, si sta espandendo rapidamente nella Repubblica Democratica del Congo, dove ormai si contano oltre 300 casi complessivi e si registrano più di 60 decessi causati dalla malattia.

Le preoccupazioni americane nascono soprattutto dalla presenza nell’area di medici e missionari statunitensi che operano sul campo. Il rischio, del resto, è concreto: a metà maggio un medico statunitense, impegnato come missionario in un centro di cura evangelico a Bunia (nel nord-est del Congo, epicentro dell’epidemia), ha contratto il virus. Attualmente l’ospedale Charité lo sta curando in isolamento a Berlino, mentre un collega con cui lavorava è sotto osservazione a Praga. Nelle intenzioni di Washington, l’obiettivo è tenere eventuali nuovi casi alla larga dal territorio statunitense, gestendo la quarantena direttamente sul continente d’origine del virus.

Da qui l’idea dell’amministrazione Trump di costruire un ospedale in Kenya per accogliere gli eventuali cittadini americani contagiati. Il ragionamento, tuttavia, non ha affatto convinto il Paese africano che, non registrando al momento alcun contagio, ha tutta l’intenzione di proteggere i propri confini, soprattutto a fronte della vicinanza geografica con l’Uganda, dove si contano già otto casi.

Se la giudice dell’Alta Corte del Kenya Patricia Nyaundi ha decretato l’illegittimità della proposta di Washington, stabilendo che nessuna struttura di isolamento riservata a cittadini americani potrà essere costruita sul territorio keniota, più ambigua è stata la risposta del governo. Gli Usa, infatti, sostengono di averne ricevuto l’assenso.

Incurante della sentenza della Corte Suprema, ha organizzato un ponte aereo verso la base militare di Laikipia, nella cittadina di Nanyuki, che si trova un centinaio di chilometri a nord di Nairobi, dove sorgerebbe l’ospedale per la quarantena da 50 posti per gli eventuali contagiati. Al suo interno verrebbero accolti pazienti positivi al virus ma senza sintomi.

La popolazione keniota ha così deciso di scendere in piazza per esprimere la propria netta contrarietà al progetto. Nella giornata di lunedì, centinaia di persone hanno manifestato a Nanyuki in un clima di forte tensione, sfociato presto nella violenza.

L’organizzatore della protesta, Patrick Wahome, ha dichiarato che due manifestanti sono rimasti uccisi da colpi di arma da fuoco dopo che la polizia ha aperto il fuoco sulla folla. Di contro, il portavoce della polizia Michael Muchiri ha affermato di non essere a conoscenza dei decessi.

Secondo quanto ricostruito dalla BBC, una delle vittime è stata colpita proprio nei pressi della base aerea di Laikipia, teatro della manifestazione. Il giovane è deceduto poco dopo il ricovero all’ospedale della città, dove era stato trasportato d’urgenza da alcuni amici.

“Stava solo andando a trovare un amico per pochi minuti”, ha raccontato in lacrime la madre, Joyce Wangari, spiegando che il figlio era appena rientrato dal lavoro intorno alle 18:00 (16:00 GMT). “Non faceva parte delle proteste. Non aveva sassi con sé e non stava lanciando nulla contro la polizia. Si trovava semplicemente in strada, a farsi i fatti propri, quando gli hanno sparato” ha dichiarato poi la donna.

 

FONTE: BBC

Photo credit: CDC Global, CC BY 2.0 https://creativecommons.org/licenses/by/2.0, via Wikimedia Commons

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