Madrid è alle prese con un nuovo caso che intreccia politica, servizi di sicurezza e giustizia. Il presidente del Governo, Pedro Sánchez, ha deciso di mantenere il proprio sostegno alla direttrice generale della Guardia Civil, Mercedes González, nonostante la donna sia stata formalmente indagata dal giudice dell’Audiencia Nacional Santiago Pedraz nell’ambito dell’inchiesta sulle presunte manovre interne contro l’Unidad Central Operativa (UCO), il reparto d’élite del corpo che si occupa delle indagini sulla corruzione e sulla criminalità organizzata.
Secondo quanto filtrato dall’istruttoria, al centro del caso ci sono alcuni fascicoli disciplinari interni aperti dai vertici della Guardia Civil nei confronti di agenti della UCO, sospettati di aver fatto trapelare alla stampa informazioni riservate relative a inchieste che toccano da vicino l’entourage dell’esecutivo, compreso il filone giudiziario che ha coinvolto l’ex ministro dei Trasporti José Luis Ábalos. Per l’accusa, quei fascicoli non sarebbero stati aperti per accertare reali violazioni della riservatezza, ma per esercitare pressioni sull’unità investigativa e provare a screditarne il lavoro. Il giudice ha esteso l’indagine anche al tenente generale Manuel Llamas, numero due operativo del corpo, ipotizzando per entrambi i reati di prevaricazione amministrativa e ostacolo alla giustizia.
La linea della Moncloa: nessun reato, nessuna rimozione
Dal Governo, riporta la stampa spagnola, arriva una lettura opposta dei fatti: l’apertura di procedimenti interni per verificare presunte fughe di notizie rientrerebbe nella normale attività amministrativa di un corpo di polizia, non in un tentativo di ostacolare la giustizia. Su questa base, l’esecutivo ha scelto di non procedere ad alcun avvicendamento ai vertici della Guardia Civil finché non emergeranno prove più solide di un comportamento irregolare. Una linea di condotta, quella di Sánchez, che secondo alcuni osservatori conferma una strategia già seguita in altri casi: non sacrificare figure di fiducia sulla base della sola imputazione giudiziaria, in attesa degli sviluppi processuali.
Il ministro dell’Interno, Fernando Grande-Marlaska, è intervenuto anche in sede parlamentare per difendere l’operato di González, negando che dal ministero siano mai arrivate pressioni sulla UCO e ribadendo la fiducia dell’esecutivo nella direttrice generale. Una posizione che, tuttavia, si scontra con l’ammissione della stessa González di aver avuto incontri con Leire Díez, ex militante socialista a sua volta indagata per il suo presunto ruolo nel tentativo di screditare l’unità anticorruzione: contatti che la direttrice della Guardia Civil aveva inizialmente negato, salvo poi riconoscerli quando l’inchiesta giudiziaria ha acquisito messaggi e altri elementi che ne attestavano l’esistenza.
Le reazioni: dal Partido Popular alle associazioni di categoria
La vicenda ha immediatamente acceso lo scontro politico. Il Partido Popular ha chiesto le dimissioni sia di González sia di Llamas, sostenendo che sia incompatibile dirigere un corpo di sicurezza dello Stato mentre si è indagati proprio per fatti legati al suo funzionamento interno. Dalle file popolari è arrivata anche una critica diretta al ministro Grande-Marlaska, accusato di aver mantenuto pubblicamente il proprio sostegno alla direttrice pur essendo, secondo l’opposizione, a conoscenza dei contatti con Díez.
Anche all’interno della Guardia Civil il caso ha provocato malumori. Le principali associazioni professionali del corpo hanno preso posizione a difesa della UCO, definendo l’unità un pilastro dell’identità stessa dell’Arma e sottolineandone l’indipendenza operativa, in un passaggio che suona come un implicito distanziamento dai vertici attualmente sotto inchiesta.
Un caso che si inserisce in un contesto più ampio
La vicenda va letta nel quadro di una più ampia stagione di tensioni giudiziarie che negli ultimi mesi ha toccato diversi ambiti vicini all’esecutivo spagnolo, alimentando lo scontro tra maggioranza e opposizione sul tema della presunta interferenza politica nelle indagini per corruzione. Per i sostenitori del Governo, si tratta di un tentativo di delegittimare per via giudiziaria un esecutivo già indebolito da una maggioranza parlamentare fragile; per i critici, è invece la conferma di un uso improprio delle istituzioni di sicurezza a fini di autotutela politica.
Nei prossimi mesi sarà l’istruttoria del giudice Pedraz a stabilire se i fascicoli interni aperti dalla Guardia Civil configurino un reale ostacolo al lavoro della UCO o rientrino, come sostiene la Moncloa, nell’ordinaria gestione disciplinare di un corpo di polizia. Nel frattempo, Mercedes González e Manuel Llamas restano al loro posto, mentre la pressione politica e mediatica attorno al caso continua a crescere.
Fonte: El País