Il richiamo alla pace da parte dei pontefici, massimi esponenti della Chiesa, assume quasi i tratti di una ritualità consolidata. Lo si è visto con Papa Francesco, che anche durante la malattia non ha mancato di rivolgersi alla “grande famiglia delle Nazioni”, invitandola ad avere il coraggio di “passare dall’equilibrio della paura all’equilibrio della fiducia”.
Nel dopo Angelus, il Pontefice aveva infatti lanciato un appello per la cessazione delle ostilità a Gaza, richiamando la natura profondamente inumana del conflitto e le gravi condizioni in cui versano le popolazioni coinvolte. In quell’occasione, Francesco aveva esteso il discorso anche all’Ucraina e ad altri scenari di crisi nel mondo, ribadendo il suo rifiuto senza eccezioni alla corsa agli armamenti. Un appello che, proprio nella fragilità della sua voce, acquisiva ulteriore fermezza riportando l’attenzione sulle ingenti risorse destinate alle spese militari. “Auspico vivamente che la comunità internazionale comprenda che il disarmo è innanzitutto un dovere: il disarmo è un dovere morale. Mettiamo questo in testa”, aveva esortato il Papa.
Oggi, con Leone XIV, si assiste alla continuità di questo stesso impegno. In occasione della sua recente visita all’Università La Sapienza, il 14 maggio, il Pontefice si è rivolto ai giovani soffermandosi sull’“inquinamento della ragione che, dal piano geopolitico, si estende fino a permeare ogni relazione sociale”, contribuendo a delineare un mondo “storpiato” da guerre e da un linguaggio intriso di conflittualità.
Il suo invito è stato quello a “custodire la giustizia”, mantenendo al contempo alta l’attenzione sullo sviluppo e sull’impiego delle intelligenze artificiali, tanto in ambito civile quanto in quello militare. A tal proposito il Papa ha dichiarato con fermezza: “Non si chiami difesa un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza”, aggiungendo poi: “Quanto sta avvenendo in Ucraina, a Gaza e nei territori palestinesi, in Libano, in Iran descrive la disumana evoluzione del rapporto fra guerra e nuove tecnologie in una spirale di annientamento. Lo studio, la ricerca, gli investimenti vadano nella direzione opposta: siano un radicale ‘sì’ alla vita! Sì alla vita innocente, sì alla vita giovane, sì alla vita dei popoli che invocano pace e giustizia!”
Dinanzi all’intensificarsi del numero di conflitti su scala internazionale e al conseguente aumento delle spese militari, soprattutto in Europa, l’analisi di Leone XIV si concentra su un nodo cruciale: il processo di costruzione del nemico quale motore ideologico della militarizzazione. Un meccanismo che, a suo avviso, dovrebbe essere corretto intervenendo innanzitutto nei luoghi della formazione, scuole e università, e che ha messo al centro del suo discorso agli studenti.
Lo strumento da coltivare, nelle parole del Pontefice, è invece quello della memoria: un richiamo consapevole a ciò che è stato, in particolare al dramma del Novecento, inteso come antidoto alla riproduzione delle cosiddette ‘logiche del più forte’. In questa prospettiva, Leone XIV ha richiamato i ripetuti “mai più la guerra!” pronunciati dai suoi predecessori, collegandoli al principio del ripudio del conflitto sancito dalla Costituzione italiana.
Nel corso dell’incontro, Leone XIV si è anche mostrato un interlocutore attento e consapevole, capace di cogliere il senso di disagio e di incertezza verso il futuro che spesso attraversa le giovani generazioni. Un’inquietudine che nasce anche dalle “terribili ingiustizie” del mondo e che rischia di inibire talenti ed energie. A questo proposito, il Pontefice ha richiamato con forza la necessità di non lasciare che tali dinamiche prevalgano: le difficoltà del presente non devono tradursi in una rinuncia al futuro. Nessuno, ha ricordato, può sottrarre il futuro ai giovani.
FONTE: VATICAN NEWS
Photo credit: Edgar Beltrán, The Pillar, CC BY-SA 4.0 https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0, via Wikimedia Commons