A poche ore dalla scadenza del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, resta incerta la tenuta dei negoziati previsti a Islamabad. Il Pakistan ha confermato l’arrivo delle delegazioni, guidate dal vicepresidente USA JD Vance e dal presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, ma Teheran non ha ancora garantito la propria partecipazione. Il clima di sfiducia reciproca alimenta il rischio di un fallimento diplomatico e di una ripresa delle ostilità.
A pesare sui colloqui è anche il recente sequestro, da parte degli Stati Uniti, di una nave iraniana diretta a Bandar Abbas, episodio che Teheran ha definito un “atto di pirateria”. Il presidente Donald Trump ha ribadito che il blocco dei porti iraniani resterà in vigore finché l’Iran non riaprirà senza condizioni lo Stretto di Hormuz, utilizzando la leva economica per forzare un accordo. Dall’altra parte, la leadership iraniana respinge l’ipotesi di negoziati sotto pressione e segnala la disponibilità a reagire militarmente.
Il confronto si configura come una “guerra di nervi”, in cui entrambe le parti sembrano convinte di poter imporre le proprie condizioni. Tuttavia, il rischio di errori di calcolo resta elevato: il protrarsi delle tensioni potrebbe rafforzare la convinzione iraniana che Washington stia preparando un attacco, aumentando la probabilità di una risposta militare. Tra gli scenari ipotizzati figurano attacchi a infrastrutture energetiche nel Golfo e il possibile coinvolgimento di attori regionali, con effetti destabilizzanti sulle principali rotte marittime.
Sul piano economico, la crisi continua a incidere pesantemente sui mercati globali. La chiusura dello Stretto di Hormuz sta già spingendo al rialzo i prezzi dell’energia, con ripercussioni a catena su trasporti, agricoltura e sicurezza alimentare. Per l’Europa, la situazione rappresenta una nuova emergenza: i leader UE sono chiamati a coordinare una risposta comune, pur con margini limitati di intervento sulle cause geopolitiche della crisi.
In assenza di un’intesa, il rischio di escalation resta concreto. Come osservano diversi analisti, tra cui Gideon Rachman, la crisi potrebbe non aver ancora raggiunto il suo punto più critico, con potenziali conseguenze di lungo periodo sulla stabilità regionale e sull’economia globale.
Fonte: ISPI Daily Focus 21/04/2026