giovedì, Luglio 16, 2026

Svolta nel caso Regeni: chiesto l’ergastolo per i responsabili

La Procura di Roma invoca il carcere a vita per i quattro ufficiali imputati nell'omicidio e ricostruisce le crudeltà subite dal giovane durante la settimana di reclusione al Cairo

by Rachele Gabbin
Svolta nel caso Regeni: chiesto l’ergastolo per i responsabili

Il caso di Giulio Regeni è giunto a una svolta giudiziaria cruciale: davanti alla Prima Corte d’Assise della Capitale, il Procuratore Capo Francesco Lo Voi e il procuratore aggiunto Sergio Colaiocco hanno formalizzato la richiesta di ergastolo per un ufficiale della sicurezza egiziana e pesanti pene detentive per gli altri tre imputati, accusati del rapimento, della tortura e dell’omicidio del ricercatore italiano avvenuto al Cairo nel 2016.

A questa ‘verità processuale’, secondo la Procura di Roma, si è arrivati grazie a un solido impianto di prove documentali, dichiarative e tecnico-scientifiche, supportato da riscontri esterni. Tra questi, risultano decisive le testimonianze di due cittadini palestinesi che erano stati arrestati e detenuti nella stessa struttura clandestina della sicurezza egiziana in cui era recluso Regeni.

Gli imputati, come evidenziato da Colaiocco, sono pubblici ufficiali di alto rango, un generale, due colonnelli e un maggiore, pienamente consapevoli dei propri doveri istituzionali e dell’obbligo di tutelare lo stato di diritto; un dettaglio che rende le accuse ancora più gravi.

“Ciò che viene giudicato qui non è la semplice privazione di una vita umana. Ciò che viene giudicato qui è l’uso metodico, freddo e organizzato della violenza contro un uomo indifeso”, ha dichiarato in aula il sostituto procuratore durante la sua requisitoria.

Per la prima volta dall’inizio del dibattimento, e con il consenso della famiglia Regeni, i pubblici ministeri hanno mostrato in aula le drammatiche immagini dell’autopsia. Colaiocco ha affermato che le lesioni dimostrano come Giulio sia stato torturato per diversi giorni mentre era pienamente cosciente: “Giulio ha sopportato tutto mentre era cosciente. Senza sedativi. Senza farmaci. Senza alcun sollievo”, ha scandito il magistrato. “Non si è trattato di semplici percosse. È stato un metodo di annientamento”.

La TAC eseguita in Italia, ha ricordato, ha infatti rivelato venti fratture, cinque ai denti e quindici alle ossa, mentre i medici legali egiziani ne avevano identificata solo una. Secondo la Procura, inoltre, le lesioni sono avvenute in tempi diversi durante i sette giorni del suo rapimento, tra il 25 gennaio e il 1° febbraio 2016. Questo proverebbe che Regeni è stato “ripetutamente torturato, interrogato, picchiato, lasciato sopravvivere e torturato di nuovo. Per giorni”.

Per quanto riguarda la causa di decesso, l’autopsia italiana ha confermato che il ricercatore non è deceduto per il mero accumulo delle lesioni riportate, ma, secondo la ricostruzione dell’accusa, per un “atto finale volontario” giunto al termine della settimana di torture e abusi.

Il caso ha logorato per anni i rapporti diplomatici tra Italia ed Egitto. Sebbene inizialmente i due Paesi avessero collaborato, le indagini sono presto giunte a conclusioni opposte. L’Italia ha stabilito che l’Egitto stesse deliberatamente proteggendo i responsabili ostruendo l’attività investigativa; il Cairo, dal canto suo, ha sempre sostenuto che Regeni fosse stato ucciso da una banda di malviventi. I quattro ufficiali egiziani non hanno mai risposto pubblicamente alle accuse e sono attualmente processati in contumacia, in virtù di una norma del Codice penale italiano che consente di perseguire i reati commessi all’estero ai danni di cittadini italiani.

Facendo una breve ricostruzione della vicenda, Giulio Regeni era un dottorando dell’Università di Cambridge arrivato al Cairo per svolgere una ricerca sul campo per la sua tesi. Il tema del suo studio erano i sindacati indipendenti dei venditori ambulanti, una categoria enorme e socialmente vulnerabile che il regime egiziano considerava una potenziale minaccia.

In un clima di forte paranoia politica, gli apparati di sicurezza locali si convinsero erroneamente che il ricercatore italiano fosse una spia straniera venuta a fomentare rivolte; un tragico equivoco che portò al suo rapimento e alla sua detenzione illegale. Dopo giorni di silenzio, all’inizio di febbraio 2016, il drammatico ritrovamento del suo corpo martoriato sul ciglio di un’autostrada spinse una squadra di sei detective italiani a volare d’urgenza al Cairo per fare luce sull’accaduto.

 

Photo credit: Alisdare Hickson from Canterbury, United Kingdom, CC BY-SA 2.0 https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0, via Wikimedia Commons

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