mercoledì, Aprile 29, 2026

L’UE sblocca 90 miliardi per l’Ucraina dopo il via libera ungherese

Superato il veto ungherese, Bruxelles sblocca il prestito destinato a sostenere Kiev nei prossimi due anni

by Rachele Gabbin
L’UE sblocca 90 miliardi per l’Ucraina dopo il via libera ungherese

I Paesi membri dell’Unione Europea hanno ufficialmente dato il via libera allo sblocco di un prestito da 90 miliardi di euro destinato all’Ucraina. L’annuncio è arrivato ieri dalla presidenza cipriota del Consiglio dell’Unione Europea. La formalizzazione dell’accordo da parte dei 27 membri è prevista entro giovedì pomeriggio.

Il prestito era stato concordato lo scorso anno per garantire a Kiev la liquidità necessaria per il 2026 e il 2027, in un contesto segnato dal protrarsi del conflitto con la Russia. Il via libera era però rimasto bloccato dal veto imposto dal primo ministro ungherese Viktor Orbán, che accusava l’Ucraina di aver deliberatamente ritardato la riparazione di un oleodotto danneggiato da attacchi russi, compromettendo così il transito di petrolio verso l’Ungheria e la Slovacchia. La disputa aveva inoltre rallentato l’adozione di un nuovo pacchetto di sanzioni contro Mosca, che l’UE intendeva approvare in occasione del quarto anniversario dell’invasione.

Nel dicembre 2025 Orbán aveva assicurato la disponibilità ungherese a sostenere il pacchetto di aiuti per Kiev, salvo poi tornare sui propri passi, suscitando forti critiche a livello europeo. In particolare, il cancelliere tedesco Friedrich Merz aveva definito il dietrofront sul prestito “un grave atto di slealtà che lascerà segni profondi”. Anche la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen era intervenuta pubblicamente sulla vicenda, dichiarando: “Il prestito resta bloccato perché un leader non sta onorando la sua parola. Ma lasciatemi ribadire… lo consegneremo, in un modo o nell’altro”.

La situazione è ora cambiata perché la controversia sull’oleodotto si è sostanzialmente risolta. Zelensky ne ha infatti annunciato l’avvenuta riparazione e, secondo diversi funzionari, il flusso di petrolio verso Ungheria e Slovacchia sarebbe già ripreso. Le prime consegne ai due Paesi sono attese per giovedì, secondo quanto dichiarato dal gruppo petrolifero ungherese MOL e dal ministro dell’Economia slovacco Denisa Saková.

Il ripristino delle forniture del greggio ha sostanzialmente consentito a Viktor Orbán di “salvarsi la faccia”, rivendicando di aver ottenuto quanto richiesto e potendo così giustificare il via libera dell’Ungheria allo sblocco dei fondi. In realtà, dopo la netta vittoria elettorale di Péter Magyar in aprile, il veto di Orbán appariva ormai politicamente inutile. Magyar aveva, infatti, già espresso la volontà di riallineare l’Ungheria all’Unione Europea, assicurando il pieno sostegno ai fondi per Kiev senza più alcuna riserva.

Esaminando i dettagli tecnici dell’intesa, il prestito senza interessi coprirà circa due terzi del fabbisogno finanziario dell’Ucraina per i prossimi due anni, stimato complessivamente in 135 miliardi di euro. Ogni anno, 28 miliardi saranno destinati alle spese militari, mentre altri 17 miliardi andranno a coprire esigenze generali di bilancio. Inoltre, Kiev non dovrà rimborsare il prestito con risorse proprie: il capitale verrà restituito solo una volta che la Russia avrà pagato le riparazioni di guerra al termine del conflitto.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy ha accolto con favore il nuovo sviluppo, scrivendo su X: “Lo sblocco è il segnale giusto nelle circostanze attuali. La Russia deve porre fine alla sua guerra. E gli incentivi per questo possono sorgere solo quando sia il sostegno all’Ucraina sia la pressione sulla Russia saranno sufficienti”.

Photo credit: © European Union, 2026, CC BY 4.0 https://creativecommons.org/licenses/by/4.0, via Wikimedia Commons

You may also like

error: Il contenuto è protetto!!