Negli ultimi giorni, un’ondata di devastanti alluvioni ha colpito l’Afghanistan orientale, aggravando un quadro umanitario già estremamente precario.
A lanciare l’allarme è stata l’ONU, che ha fornito un primo drammatico resoconto della tragedia. Secondo l’Ufficio per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA), le inondazioni improvvise hanno causato la morte di almeno 26 persone. Il bilancio è però destinato a salire mentre le squadre di soccorso continuano a scavare tra il fango alla ricerca dei dispersi.
L’emergenza è scattata a causa delle torrenziali piogge del 20 luglio. Tra le prime vittime si contano tre rifugiati afgani, travolti in un campo di transito per i rimpatriati nei pressi del valico di confine di Torkham, al confine con il Pakistan; nello stesso incidente si registrano anche nove feriti.
La città più colpita è Parun City, capoluogo della provincia montuosa del Nuristan. Lì, intorno alle 15:00 ora locale di lunedì scorso, un violento blitz temporalesco si è abbattuto sulla città, travolgendo interi quartieri residenziali e zone commerciali.
La provincia di Nuristan è celebre per le sue cime verdeggianti ed è stata dichiarata parco nazionale nel 2020. Tuttavia, la regione sconta oggi gli effetti della deforestazione e del disboscamento illegale, fattori che hanno drasticamente ridotto la capacità del terreno di assorbire le precipitazioni.
Stando alle prime stime, almeno 22 abitazioni nel territorio sono state rasate al suolo e altre 45 hanno riportato danni strutturali gravissimi. A ciò si aggiunge il crollo di quattro ponti, la distruzione di sei tratti stradali, dei canali d’irrigazione e degli argini di protezione che hanno di fatto isolato le comunità colpite, rendendo difficilissimo l’arrivo dei soccorsi.
Nonostante le imponenti sfide logistiche, le Nazioni Unite sono al lavoro per coordinare i soccorsi e garantire interventi tempestivi nelle aree più devastate. La priorità assoluta resta l’invio di beni di prima necessità, assistenza medica, acqua potabile e riparo per le migliaia di famiglie sfollate.
Il disastro si inserisce in una scia di eventi estremi che sta martoriando il Paese: già lo scorso aprile, violente piogge nel nord dell’Afghanistan avevano causato oltre 150 vittime (più di 300 secondo le stime del Programma Alimentare Mondiale).
A destare la massima preoccupazione sono le ripercussioni a medio e lungo termine. L’Afghanistan rimane una delle nazioni più povere al mondo, prostrata da decenni di conflitti culminati nel 2021 con il ritiro della coalizione internazionale e il ritorno al potere dei talebani. L’impatto di questo ennesimo shock sul tessuto economico rischia di far sprofondare la popolazione in una povertà ancora più cupa. Inoltre, la distruzione delle reti idriche aumenta il rischio di epidemie, mentre le devastazioni agricole minacciano la sicurezza alimentare dell’intera regione.
Un allarme che si sovrappone a quello lanciato all’inizio del mese dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), secondo cui nel 2026 ben 3,7 milioni di bambini sotto i cinque anni soffrono o rischiano di soffrire di malnutrizione acuta, con quasi 95.000 di loro a rischio vita per mancanza di cibo.
FONTE: OSSERVATORE ROMANO