“La tecnologia non è di per sé un male, ma non è neanche neutrale: assume il volto di chi la pensa, la finanzia, la regola e la usa”. Con queste parole Papa Leone XIV ha presentato nell’Aula del Sinodo la sua prima enciclica, Magnifica humanitas, incentrata sulla custodia della persona umana nell’era dell’intelligenza artificiale. Il documento è stato firmato il 15 maggio, nel 135° anniversario della Rerum novarum di Leone XIII, il predecessore da cui l’attuale Pontefice ha preso il nome. L’enciclica riflette sulla Dottrina sociale della Chiesa alla luce della sfida rappresentata dalle nuove tecnologie, esortando a promuovere verità, dignità del lavoro, giustizia sociale e pace.
Il testo è suddiviso in cinque capitoli che sviluppano una riflessione snodata attorno a tre verbi chiave: ascoltare, disarmare e costruire. In merito al primo, il Santo Padre ha spiegato di aver “ascoltato scienziati e ingegneri… leader politici… genitori e insegnanti” in merito ai vantaggi e rischi che l’intelligenza artificiale porta con sé. Sul secondo, ha rimarcato che l’IA “esige di essere disarmata, liberata dalle logiche che la trasformano in uno strumento di dominazione, esclusione o morte”. Sul terzo, infine, emerge l’esortazione a “costruire nel bene” e a “rimanere umani”, seguendo la logica della corresponsabilità coraggiosa, della sussidiarietà e della comunione.
Uno dei temi centrali per il Pontefice riguarda proprio l’idea che l’intelligenza artificiale non debba essere impiegata per aggravare la gestione dei conflitti, ma che, al pari dell’energia nucleare, debba essere posta al servizio dell’umanità e del bene comune. “Le decisioni riguardanti la tecnologia non devono mai essere separate dalla coscienza e dalla responsabilità”, ha affermato il Papa, aggiungendo un passaggio particolarmente significativo: “La pace non è soltanto assenza di guerra, ma è giustizia in azione […]. Tuttavia, quando la tecnologia indebolisce il nostro senso critico, la pace stessa è a rischio”.
Per Leone XIV, tuttavia, disarmare non è sufficiente: occorre, appunto, anche costruire. Richiamando gli anni trascorsi come missionario in Perù, il Pontefice ha ricordato le devastanti alluvioni che nel 2017 colpirono il nord del Paese: “Molte famiglie videro le proprie case inghiottite dal fango, insieme a numerose strade. Lì ho imparato che ricostruire non significa semplicemente sostituire ciò che è stato distrutto. Significa riparare legami, ristabilire la fiducia e riaccendere la speranza nel futuro. E soprattutto, nessuno ricostruisce da solo”.
Riprendendo poi le parole di San Paolo, “Ma ciascuno stia attento a come costruisce!”, Leone ha sottolineato come il problema non risieda nel progresso tecnologico in sé, bensì nell’assenza di solide fondamenta etiche. “Non dobbiamo avere paura dell’intelligenza artificiale”, ha concluso, “ma continuare a mantenere viva la questione dell’umano. Non possiamo permetterci superficialità nell’uso dei nostri strumenti tecnici più potenti”.
Nell’enciclica emergono inoltre cinque principi cardine per Papa Leone XIV. Il primo è il bene comune, inteso come “forma sociale della dignità riconosciuta a ciascuno”: da qui la ferma condanna di qualsiasi progetto volto a eliminare o sottomettere un popolo, ritenuto “gravemente immorale”.
Il secondo riguarda la destinazione universale dei beni, con un forte richiamo a evitare che conoscenze e tecnologie restino concentrate nelle mani di pochi, ampliando il divario digitale. Seguono sussidiarietà e solidarietà, intese rispettivamente come superamento di paternalismo e assistenzialismo e come responsabilità verso gli altri, i popoli e le generazioni future.
Il quinto principio è la giustizia sociale che nell’era digitale dovrebbe garantire accesso equo alle opportunità, tutela dei più vulnerabili e controllo pubblico sull’uso di dati e tecnologie, affinché il profitto non prevalga sulla dignità umana. In questo contesto, migranti, rifugiati e sfollati diventano il “banco di prova decisivo” della giustizia: il Papa richiama sia il dovere di garantire accoglienza dignitosa e vie legali e sicure, sia la necessità di tutelare il “diritto a rimanere” nella propria terra affrontando le cause profonde delle migrazioni.
I cinque principi vengono rivolti anche alla Chiesa stessa, chiamata a “un esame di coscienza”. Leone XIV invita infatti a correggere quelle distorsioni interne che producono disuguaglianze, opacità e abusi, sottolineando l’importanza di ascoltare le vittime di violenze spirituali, economiche, istituzionali, sessuali e di potere come parte essenziale di un percorso di giustizia, riparazione e prevenzione.
FONTE: VATICAN NEWS
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