giovedì, Luglio 16, 2026

Mille giorni dopo, Gaza continua a sopravvivere tra macerie e fame

Oltre ventimila minori uccisi, centinaia di migliaia di bambini malnutriti e milioni di persone senza acqua ed elettricità: le testimonianze raccontano una crisi che non si è mai fermata

by Rachele Gabbin
Mille giorni dopo, Gaza continua a sopravvivere tra macerie e fame

A mille giorni dall’inizio dell’offensiva israeliana a Gaza, la Striscia appare devastata da bombardamenti incessanti e da una drammatica crisi umanitaria. Mentre l’attenzione mediatica internazionale si affievolisce, le scorte di cibo, medicinali e acqua potabile sono ormai scese ben al di sotto della soglia minima di sopravvivenza. La malnutrizione è ormai un’emergenza assoluta: il bilancio conta già oltre ventimila minori vittime del conflitto, 245.000 bambini a rischio o gravemente malnutriti e circa 800.000 sfollati.

Le testimonianze dirette raccolte tra i membri del team di Action For Humanity a Gaza restituiscono con drammatica lucidità l’impatto umano del conflitto:
“La parola ‘casa’ è ormai svanita dal vocabolario della maggior parte delle famiglie nella Striscia di Gaza”;
“Quando parliamo di mille giorni di guerra, parliamo di una crisi spietata, dominata dalla sete e dalla contaminazione”;
“Invece di tenere in mano penne, libri e quaderni, i nostri figli ora stringono taniche d’acqua e corrono dietro ai camion degli aiuti”;
“La guerra non ha solo raso al suolo gli edifici; sta distruggendo il futuro di un’intera generazione”.

Un quadro altrettanto drammatico emerge dalle parole di Ahmad Alhendawi, direttore regionale di Save the Children per il Medio Oriente, riportate da L’Osservatore Romano. “Il mondo ha voltato le spalle a un milione di bambini a Gaza, non intervenendo per fermare le uccisioni e le mutilazioni”, denuncia il responsabile dell’organizzazione.

Una sofferenza che, secondo le testimonianze raccolte sul campo, non si è arrestata nemmeno dopo il cessate il fuoco siglato nell’ottobre 2025 tra Hamas e Israele. Dalla parrocchia della Sacra Famiglia di Gaza, padre Gabriel Romanelli continua a lanciare appelli alla comunità internazionale. Il sacerdote, che in questi mille giorni non ha mai smesso di lanciare appelli, racconta: “Le migliaia di bambini e bambine uccisi, rimasti orfani o feriti, sono una realtà che lascia senza respiro e che deve commuovere i cuori. Questi numeri devono spingere la volontà internazionale a dire basta, affinché si avvii un percorso reale verso una pace giusta e verso il rispetto di ogni individuo. Che si tratti di ebrei o musulmani, cristiani o atei, palestinesi, israeliani o apolidi, parliamo sempre di esseri umani. E per questo il dolore è enorme”.

Nella regione non esiste una sola famiglia in cui non si pianga la morte di un congiunto. Il sacerdote ricorda come, prima del conflitto, la comunità cristiana locale contasse appena 1.017 fedeli tra cattolici e ortodossi. Oggi si registrano già sessanta decessi (circa il 6% dell’intera comunità): ventitré persone sono rimaste uccise sotto i bombardamenti o dal fuoco dei cecchini, mentre le altre sono decedute per la mancanza di cure mediche, conseguenza diretta del collasso del sistema sanitario.

L’emergenza si fa sentire in ogni aspetto della vita quotidiana. Gran parte della Striscia è priva di acqua potabile e la distribuzione garantita dalle organizzazioni umanitarie è insufficiente rispetto ai bisogni della popolazione. Basti pensare che per riempire un solo contenitore d’acqua sono spesso necessarie ore di fila, mentre la carenza di carburante, generatori e pezzi di ricambio impedisce il funzionamento degli impianti idrici e delle poche infrastrutture superstiti. Anche la rete elettrica è ormai quasi completamente fuori uso, rendendo l’energia prodotta rarissima e dai costi proibitivi.

In questo scenario, le tende rappresentano l’unico riparo per centinaia di migliaia di persone, costrette a vivere su un terreno sabbioso e intriso di acque reflue. Altri, invece, trovano rifugio in edifici pericolanti o direttamente tra le macerie. “Oltre due milioni di persone vivono senza niente, sotto le tende, senza acqua né elettricità, esposte a infestazioni di topi e a epidemie cutanee e gastrointestinali”, osserva il parroco.

Il futuro della Striscia resta, quindi, avvolto nell’incertezza, mentre nessuno sembra tracciare una via d’uscita. Nonostante tutto, le voci sul campo continuano a chiedere che non si spenga la speranza. “La pace è possibile”, conclude padre Romanelli, “difficile, ma possibile. Per questo non bisogna arrendersi, ma occorre continuare a parlarne e a diffondere un messaggio di giustizia”.

 

FONTE: L’OSSERVATORE ROMANO

Photo credit: Shareef Sarhan, CC BY-SA 3.0 IGO https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/igo/deed.en, via Wikimedia Commons

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