mercoledì, Luglio 8, 2026

A Gerusalemme cresce l’allarme per gli attacchi contro i cristiani

L’allarme è stato lanciato dal rapporto dell'Rfdc: sputi, minacce e profanazioni online contro la presenza cristiana, soprattutto nella Città Vecchia

by Rachele Gabbin
A Gerusalemme cresce l’allarme per gli attacchi contro i cristiani

Mentre il conflitto in Medio Oriente prosegue senza sosta, si moltiplicano le segnalazioni di abusi sistematici ai danni delle comunità cristiane residenti a Gerusalemme, concentrati soprattutto nella Città Vecchia.

È quanto denuncia l’ultimo rapporto del Religious Freedom Data Center (Rfdc), che ha censito gli incidenti registrati in Israele nel trimestre aprile-giugno 2026. Lo studio si basa sulle informazioni raccolte attraverso una rete di volontari che collabora stabilmente con le istituzioni religiose e le comunità cristiane locali.

Il documento parla di ottantatré atti di molestia in novanta giorni: una scia di episodi che spazia da sputi e aggressioni fisiche a minacce, insulti verbali, atti vandalici e lancio di rifiuti nei cortili dei monasteri, fino a mirate provocazioni online. È il caso, ad esempio, delle recensioni apparse su Google Maps in merito a diversi luoghi di culto cristiani, in cui vengono citati versetti biblici estrapolati dal loro contesto originario e strumentalizzati per legittimare la distruzione dei luoghi di preghiera.

Si tratta di violenze che avvengono quasi sempre alla luce del sole e con un chiaro intento dimostrativo, volte a manifestare intolleranza verso la presenza cristiana.

“Il 28 aprile scorso una suora è stata aggredita e spinta a terra sul Monte Sion. Gli episodi più gravi, tuttavia, si sono concentrati durante le festività di Shavuot, Yom Yerushalayim, la Flag March e in occasione della processione di ingresso del nuovo nunzio apostolico”, spiegano gli autori del rapporto.

Proprio per fare fronte a questa emergenza, è stato istituito un servizio di accompagnamento protettivo per sacerdoti e religiosi che operano nella Città Vecchia. L’iniziativa si avvale del sostegno dell’Israel Religious Action Center (Irac), che offre assistenza legale per le denunce presentate dall’Rfdc, e del Jewish People Policy Institute (Jppi). “Il nostro compito è assistere le vittime nella presentazione delle denunce alle autorità competenti e documentare ogni episodio”, concludono gli autori.

In questo contesto, i volontari monitorano anche i casi di vandalismo, graffiti e danneggiamenti alla segnaletica pubblica, seguendone gli sviluppi fino al completamento degli interventi di ripristino in collaborazione con le autorità locali. La loro presenza sul campo viene rafforzata soprattutto durante le principali festività religiose e le processioni cristiane nella Città Vecchia, con l’obiettivo di osservare, documentare e contribuire a prevenire nuovi episodi di violenza.

Il rapporto evidenzia inoltre una profonda disparità visiva e strutturale, descrivendo “l’assenza di una rappresentazione simbolica della presenza cristiana nello spazio pubblico di Gerusalemme, a differenza della forte visibilità dei simboli ebraici”. Da qui l’appello rivolto al Comune di Gerusalemme, invitato a riconoscere che questa mancanza “contribuisce ad alimentare atteggiamenti ostili nei confronti della comunità”.

A tal proposito, gli autori osservano che, dal complesso municipale fino a Porta di Giaffa, lo spazio urbano è caratterizzato da una marcata presenza di simboli, manifesti e installazioni dedicati alla tradizione e alle festività ebraiche. Considerato che la Città Vecchia comprende anche i quartieri cristiani, sostiene lo studio “sarebbe opportuno garantire una visibilità analoga anche alla presenza cristiana”.

L’analisi si chiude con un forte richiamo all’importanza dell’istruzione e della sensibilizzazione dei giovani. Il rapporto evidenzia infatti come nemmeno le visite scolastiche e i viaggi didattici siano esenti da episodi di intolleranza:“Negli ultimi anni migliaia di scolaresche hanno visitato Gerusalemme nell’ambito di programmi promossi e finanziati dai ministeri governativi. Tuttavia, come già accade per i gruppi militari, la maggior parte degli studenti riceve una preparazione minima o nulla sulla viva presenza cristiana nella città”.

Di conseguenza, l’incontro con questa realtà viene spesso vissuto come una sorpresa, sfociando talvolta in reazioni ostili che si ripetono anche durante le gite didattiche in altre zone del Paese. “In assenza di un’adeguata preparazione” conclude il report, “si rende necessario uno sforzo educativo coordinato che coinvolga sia gli organizzatori delle visite scolastiche sia le guide turistiche, in particolare per i percorsi all’interno di Gerusalemme”.

 

FONTE: VATICAN NEWS

Photo credit: אורי אלוני, CC BY-SA 4.0 https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0, via Wikimedia Commons

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