giovedì, Maggio 7, 2026

Sudan ritira l’ambasciatore dall’Etiopia dopo l’attacco all’aeroporto di Khartoum

Khartoum accusa Addis Abeba di aver permesso il lancio di droni contro lo scalo internazionale della capitale. Sullo sfondo, le tensioni con gli Emirati Arabi Uniti e il conflitto interno tra l'esercito e le Forze di Supporto Rapido.

by Adriana Randazzo
Sudan map

Il Sudan ha richiamato il proprio ambasciatore in Etiopia per consultazioni dopo aver accusato il Paese vicino di essere coinvolto in un attacco con droni contro l’aeroporto internazionale di Khartoum, avvenuto lunedì. Lo ha reso noto l’agenzia di stampa statale sudanese SUNA, citando una dichiarazione del ministro degli Esteri del governo allineato all’esercito, Mohieddin Salem. Una fonte militare ha riferito all’agenzia AFP che le difese aeree sudanesi hanno intercettato i droni nei pressi dello scalo della capitale, mentre i residenti della zona hanno segnalato esplosioni e colonne di fumo visibili nelle vicinanze dell’aeroporto.

Salem ha dichiarato che è stato «conclusivamente provato» che l’attacco ha avuto origine dal territorio etiopico, definendo l’Etiopia un Paese che dovrebbe ssere una nazione fratella. Il ministro ha annunciato il ritiro dell’ambasciatore come misura di protesta diplomatica, in attesa di ulteriori sviluppi. Nel comunicato ufficiale viene citato anche il coinvolgimento degli Emirati Arabi Uniti, accusati di aver contribuito all’operazione, in quello che Khartoum ha definito un attacco congiunto «UAE-Etiopia».

Gli Emirati negano, ma le accuse si moltiplicano

Non è la prima volta che Abu Dhabi viene chiamata in causa nel conflitto sudanese. Le autorità di Khartoum e diversi osservatori internazionali accusano da tempo gli Emirati Arabi Uniti di fornire armi e supporto logistico alle Forze di Supporto Rapido, il gruppo paramilitare che dal 15 aprile 2023 è in guerra aperta contro l’esercito regolare sudanese. Gli Emirati hanno sistematicamente smentito queste accuse.

Tuttavia, la questione è tornata alla ribalta nelle ultime settimane dopo un’inchiesta della BBC che avrebbe collegato, attraverso dati di tracciamento di telefoni cellulari, mercenari colombiani combattenti per le RSF a una rete transfrontaliera che si estende fino agli Emirati e ad altri punti di transito regionali. L’indagine, secondo quanto riportato pubblicamente, avrebbe monitorato oltre cinquanta dispositivi utilizzati da combattenti colombiani in Sudan tra l’aprile 2025 e il gennaio 2026.

«È stato conclusivamente provato che l’attacco ha avuto origine dall’Etiopia, un Paese che dovrebbe essere una nazione fratella.» — Mohieddin Salem, ministro degli Esteri del Sudan.

Il conflitto sudanese, scoppiato nell’aprile 2023 tra l’esercito nazionale e le Forze di Supporto Rapido, ha conosciuto negli ultimi mesi una progressiva escalation tecnologica, con l’uso massiccio di droni su più fronti del Paese. A marzo, le forze armate sudanesi avevano già accusato le RSF di aver lanciato attacchi con droni dal territorio etiopico, un’accusa che aveva segnato una svolta preoccupante nella dimensione regionale del conflitto.

Una crisi che si allarga oltre i confini

Il richiamo dell’ambasciatore rappresenta un’escalation diplomatica significativa, che rischia di complicare ulteriormente i rapporti tra Khartoum e Addis Abeba, già tesi per via delle dispute storiche sui confini e sulle acque del Nilo. L’Etiopia non ha ancora rilasciato una risposta ufficiale alle accuse sudanesi al momento della pubblicazione di questa notizia. La comunità internazionale osserva con crescente preoccupazione l’evoluzione del conflitto sudanese, che in oltre due anni ha provocato una delle peggiori crisi umanitarie al mondo, con milioni di sfollati interni e centinaia di migliaia di persone in condizioni di grave emergenza alimentare. L’allargamento del teatro operativo oltre i confini nazionali rischia di trascinare i Paesi vicini in una spirale di instabilità difficile da contenere.

Fonte: Daily Trust

You may also like

error: Il contenuto è protetto!!