giovedì, Luglio 16, 2026

Terremoto in Venezuela: 40mila dispersi e un Paese in ginocchio

Un terremoto di magnitudo 7,5 colpisce il nord del Venezuela: crolli, vittime, aeroporto danneggiato e migliaia di famiglie disperse. La comunità internazionale si mobilita, ma i soccorsi faticano ad arrivare

by Adriana Randazzo
Terremoto in Venezuela

Il Venezuela è stato scosso da un terremoto violento, uno dei più terribili degli ultimi 126 anni. La scossa principale, di magnitudo 7,5, è stata registrata a circa 300 chilometri a ovest di Caracas, appena 39 secondi dopo una prima scossa di magnitudo 7,2 avvenuta nel pomeriggio del 24 giugno. L’epicentro della seconda e più intensa scossa è stato localizzato a una profondità ridotta, tra i 10 e i 13 chilometri,  una caratteristica che ha amplificato in misura significativa la violenza del fenomeno e i danni in superficie.

Le macerie si accumulano lungo le strade della Capitale e dello Stato di La Guaira, dove decine di edifici sono crollati. Tra i simboli del disastro c’è l’aeroporto internazionale Simón Bolívar di Maiquetía, gravemente danneggiato. Il bilancio umano è ancora provvisorio e in continuo aggiornamento: si contano decine di morti e almeno 188 feriti, ma il dato più allarmante riguarda le persone disperse: sono oltre 40mila. La presidente venezuelana Delcy Rodríguez ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale.

Il sisma ha seminato il panico ben oltre i confini dello Stato colpito. A Caracas, Colombia, Argentina, Cuba, Angolo, Trinidad e Barbados le onde sismiche sono state avvertite con intensità variabile, seminando il terrore tra le popolazioni. Le scene che arrivano dalla capitale venezuelana mostrano edifici sventrati, case parzialmente distrutte, strade percorse da fiumane di persone in fuga. Le abitazioni danneggiate sono numerose, e migliaia di famiglie si trovano senza un tetto, costrette a trascorrere le notti all’aperto nonostante il caldo opprimente.

A rendere ancora più drammatica la situazione è il collasso delle comunicazioni. Come ha denunciato Halima Hussein, coordinatrice medica di Medici Senza Frontiere a Caracas, il contatto con gran parte dello staff operativo sul campo è interrotto: le linee telefoniche sono saltate subito dopo le scosse, paralizzando i tentativi di coordinamento dei soccorsi. La stessa difficoltà è stata segnalata da milioni di venezuelani residenti all’estero, che non riescono ad avere notizie dei propri cari.

Dal fronte politico, il leader dell’opposizione venezuelana in esilio in Spagna, Edmundo González, ha parlato apertamente di “blocco dell’informazione” da parte delle autorità, accusando il governo di ostacolare il flusso di notizie sulla reale portata del disastro. Sul social X  il suo post è stato oggetto di un attacco informatico da parte di utenti americani il 3 gennaio scorso, un episodio che González stesso ha collegato a tentativi di silenziare le voci critiche. La Nobel per la Pace María Corina Machado ha esortato la comunità internazionale alla solidarietà verso il popolo venezuelano.

La risposta internazionale non si è fatta attendere. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che Washington è “pronta ad aiutare“, mentre il Segretario di Stato Marco Rubio ha annunciato l’invio di squadre specializzate di ricerca e soccorso.

L’ambasciatore italiano Giovanni De Vito ha precisato, in un primo momento, che non risultano vittime italiane tra le persone coinvolte, pur sottolineando la presenza di numerosi connazionali nelle zone colpite e la distruzione di molte abitazioni. La Farnesina e l’Ambasciata italiana a Caracas stanno monitorando la situazione. Leone XIV, l’attuale Pontefice, attraverso la Pontificia Accademia Apostolica ha inviato un primo aiuto di 100mila euro, destinati alle famiglie più colpite. Le parole che riecheggiano di fronte alle immagini delle macerie sono quelle di Voltaire nel Candide, scritto dopo il terremoto di Lisbona del 1755: “I lamenti sommessi di voci moribon­de” e “ceneri fumanti” descrivono, con sinistra attualità, ciò che centinaia di migliaia di venezuelani stanno vivendo in questi giorni.

Mentre il mondo osserva, tra le macerie di un Paese già provato da anni di crisi economica e politica, migliaia di persone attendono ancora i soccorsi. La sfida più urgente resta quella logistica: raggiungere le zone isolate, ripristinare le comunicazioni, garantire acqua e cure mediche alle popolazioni colpite. Il Venezuela, ancora una volta, si trova a fare i conti con una catastrofe che va ben oltre la sua capacità di risposta immediata.

Fonte: Il fatto quotidiano, L’Osservatore Romano

Photo credit: Simone Pierini

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