giovedì, Maggio 7, 2026

Libano e Gaza: la crisi umanitaria continua nonostante il cessate il fuoco

In Libano oltre 2.700 morti dal 2 marzo e continui attacchi contro civili e strutture sanitarie. A Gaza 2,1 milioni di persone restano confinate in meno della metà della Striscia, mentre fame, sfollamenti e carenza di beni essenziali aggravano l’emergenza umanitaria.

by Annachiara Gigliozzi
Libano

Nonostante il cessate il fuoco, la situazione umanitaria in Libano continua a deteriorarsi e i civili restano esposti alle conseguenze delle ostilità. Lo riferisce l’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA), che descrive un contesto ancora estremamente instabile, soprattutto nel sud del Paese.

Secondo il Ministero della Salute libanese, dal 2 marzo a oggi oltre 2.700 persone sono state uccise e più di 8.300 sono rimaste ferite. I bombardamenti continuano quotidianamente, in particolare nelle aree meridionali del Libano, facendo aumentare il numero delle vittime.

Nella notte, un operatore dei soccorsi è morto e altri tre sono rimasti feriti in un primo attacco avvenuto nel comune di Kfardounine, nel governatorato di Nabatieh. Un altro soccorritore è stato ferito mentre interveniva sul luogo dell’esplosione.

Restano particolarmente preoccupanti anche gli attacchi contro il sistema sanitario. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha registrato finora 151 attacchi contro strutture e operatori sanitari, con un bilancio di 103 morti e oltre 230 feriti. Cinque di questi episodi si sono verificati dopo l’annuncio del cessate il fuoco del 17 aprile.

Intanto, l’esercito israeliano ha emesso nuovi ordini di evacuazione per 12 aree distribuite tra i governatorati del Sud, Nabatieh e Bekaa, provocando ulteriori sfollamenti di civili già colpiti da mesi di conflitto.

Le Nazioni Unite e le organizzazioni partner continuano a fornire assistenza alla popolazione. L’Agenzia ONU per i Rifugiati (UNHCR), insieme ad altre organizzazioni umanitarie, ha raggiunto più di 158 mila sfollati offrendo supporto psicologico, kit di prima necessità, aiuti economici e altri servizi essenziali. Tuttavia, la popolazione continua a fronteggiare gravi difficoltà, tra cui restrizioni alla mobilità, stress psicologico, mancanza di documenti e maggiore esposizione a sfruttamento e violenze, soprattutto per donne, bambini e categorie vulnerabili.

Striscia di Gaza e Cisgiordania

Anche nella Striscia di Gaza la situazione resta critica. OCHA riferisce che circa 2,1 milioni di persone sono oggi confinate in meno della metà del territorio della Striscia. Gran parte della popolazione non può accedere a vaste aree di Gaza dove si trovano terreni agricoli e infrastrutture fondamentali, come le discariche per i rifiuti solidi. Inoltre, i palestinesi non possono lasciare Gaza né raggiungere la Cisgiordania, dove sarebbero disponibili servizi essenziali, inclusi trattamenti sanitari specialistici.

Le evacuazioni mediche consentite rappresentano solo una minima parte rispetto al numero di persone che necessitano di cure non disponibili localmente. Secondo le Nazioni Unite, la ricostruzione e il ripristino dei servizi di base sono ostacolati dalle restrizioni sull’ ingresso di materiali essenziali e dalle limitazioni imposte alle operazioni umanitarie.

Nonostante le difficoltà, le organizzazioni impegnate nell’ assistenza continuano a distribuire aiuti. Nell’ ultima settimana sono stati consegnati quasi 5 mila articoli per la biancheria da letto, 600 kit completi per dormire, oltre 1.500 kit per la chiusura di emergenza degli edifici danneggiati e circa 550 tende, raggiungendo più di 4.400 famiglie.

Tuttavia, a oltre sei mesi dalla dichiarazione del cessate il fuoco,  il WFP segnala livelli elevati di malnutrizione e sottolinea che molte famiglie dipendono ancora completamente dagli aiuti alimentari, mentre il cibo fresco resta economicamente inaccessibile. Una famiglia su cinque riesce a consumare soltanto un pasto al giorno.

Le organizzazioni che si occupano di sicurezza alimentare denunciano inoltre una grave carenza di gas da cucina: quasi sette famiglie su dieci sono costrette a bruciare rifiuti o utilizzare altri metodi pericolosi per cucinare, un dato in aumento del 13% rispetto al mese scorso.

La situazione rimane critica anche in Cisgiordania. Negli ultimi giorni OCHA ha registrato lo sfollamento di oltre 30 palestinesi a causa di minacce e attacchi ripetuti da parte di coloni israeliani contro comunità di allevatori nelle aree di Hebron e Ramallah. Dal 2023, secondo le Nazioni Unite, più di 5.900 palestinesi sono stati costretti a lasciare le proprie case a causa della violenza dei coloni, di cui circa 2.000 soltanto dall’inizio di quest’anno.

Fonte: OCHA Daily News Update 06/05/2026

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