domenica, Maggio 31, 2026

Il nuovo censimento in India includerà l’appartenenza alle caste

Il nuovo censimento utilizza strumenti digitali e introduce nuovamente la rilevazione dell’appartenenza castale, assumendo un ruolo sempre più rilevante nel dibattito politico

by Rachele Gabbin

È da poco iniziato il sedicesimo censimento dell’India. Si tratta dell’ottavo censimento dall’indipendenza del Paese, ottenuta nel 1947, e da allora condotto con cadenza decennale. Questo è a tutti gli effetti il censimento più grande mai registrato internazionalmente, perché dovrà contare circa 1,4 miliardi di persone.

L’India ha una lunga storia di censimenti, ma è solo negli ultimi decenni che questo strumento statistico si è trasformato da una semplice conta della popolazione ad un esercizio più raffinato per conoscere, da parte del governo, le abitudini e le caratteristiche sociali ed economiche della popolazione. Nello specifico, l’indagine sarà divisa in due fasi. La prima raccoglierà informazioni sulle condizioni abitative, i servizi disponibili e i beni posseduti dai cittadini. La seconda riguarderà direttamente le persone (demografia, istruzione, migrazioni, natalità), ed è prevista per febbraio 2027.

Il nuovo censimento presenta, inoltre, alcune caratteristiche innovative rispetto ai precedenti. Innanzitutto, è il primo a non rispettare la consueta periodicità: l’ultima rilevazione, prevista per il 2021, è stata rinviata a causa della pandemia e, da allora, non sono state condotte ulteriori misurazioni. In secondo luogo, si tratta del primo censimento digitale: i funzionari utilizzeranno un’applicazione per la raccolta e il caricamento dei dati, mentre i cittadini potranno effettuare l’auto censimento tramite un portale disponibile in 16 lingue, un elemento che dovrebbe rendere l’intero processo più efficiente. Infine, questo sarà il primo censimento da quasi un secolo a raccogliere informazioni relative all’appartenenza alle caste. Queste sono state abolite negli anni Cinquanta dalla Costituzione indiana perché ritenute altamente discriminatorie (almeno sul piano legale), ma ad oggi, secondo diversi osservatori, permeano ancora il tessuto sociale del Paese.

Nell’India contemporanea, si contano quattro principali caste, le cui origini risalgono allo sviluppo dell’induismo nel corso del primo millennio a.C. Al primo posto ci sono i sacerdoti o Bramini; al secondo posto i guerrieri o Kshatriya; in terza posizione i Vaisya, artigiani e mercanti; e infine i Sudra, contadini, artigiani di rango inferiore e servitori. Nelle posizioni più basse, al di fuori di questa gerarchia, si collocano coloro che per lungo tempo sono stati definiti “intoccabili”, esclusi dal sistema castale e relegati a occupazioni considerate non degne o impure, come la pulizia dei servizi igienici o la gestione dei riti funerari. Oggi questi gruppi si identificano sempre più come dalit, termine che significa “oppressi” e che riflette una crescente consapevolezza politica e sociale. Nel corso del tempo, tuttavia, il sistema si è ulteriormente articolato in numerose sotto-caste, al punto che il nuovo censimento richiederà ai cittadini di specificare con maggiore precisione la propria appartenenza.

L’inclusione della variabile castale nel censimento ha però suscitato un ampio dibattito. I partiti di opposizione al governo nazionalista di Narendra Modi sostengono che l’appartenenza a una casta continui a influenzare profondamente l’accesso ai sussidi e alle politiche pubbliche, rendendo necessaria una mappatura più accurata per correggere tali squilibri. Il governo, al contrario, ha espresso alcune riserve, non tanto per il rischio di rafforzare un sistema intrinsecamente discriminatorio, quanto per il timore che una classificazione più dettagliata possa accentuare divisioni sociali all’interno della maggioranza induista (che costituisce circa l’80% della popolazione).

Secondo alcune fonti, il censimento del 2027 costituirà la base per la futura delimitazione dei collegi elettorali. Anche questa prospettiva ha suscitato forti proteste, soprattutto negli Stati meridionali, che rischiano di perdere rappresentanza in Parlamento qualora il processo venisse basato esclusivamente sul criterio demografico. Il primo ministro del Tamil Nadu, M. K. Stalin, è stato tra i principali oppositori della proposta, definendo il rinvio del censimento al 2027 un “piano sinistro” del governo centrale volto a ridurre il peso politico del Sud.

Photo credit: British Library, via Wikimedia Commons

Rachele Gabbin

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