mercoledì, Maggio 20, 2026

La terza guerra del Golfo e l’impatto sulla sicurezza alimentare

Le restrizioni nello Stretto di Hormuz compromettono l’accesso ai fertilizzanti, con rilevanti conseguenze per l’agricoltura moderna

by Rachele Gabbin

Le Nazioni Unite hanno dichiarato che a giugno 2026 altri 45 milioni di cittadini provenienti da paesi in via di sviluppo si troveranno ad affrontare una condizione di grave insicurezza alimentare. Una delle cause principali è, ancora una volta, lo scoppio del conflitto in Medio Oriente. Al centro della crisi c’è lo Stretto di Hormuz, snodo cruciale non solo per il commercio di petrolio e gas naturale liquefatto (GNL), ma anche per la produzione e la distribuzione dei fertilizzanti che costituiscono la base dell’agricoltura moderna.

Il conflitto attuale, infatti, ha messo in evidenza la stretta interdipendenza tra energia e agricoltura. I fertilizzanti moderni si basano su nutrienti essenziali come azoto, fosforo e potassio, la cui produzione dipende in larga misura dal petrolio e dal gas naturale. I recenti attacchi agli impianti di GNL in Iran e Qatar hanno provocato interruzioni produttive e ritardi nelle esportazioni delle sostanze chiave per la produzione dei fertilizzanti, compromettendo così la disponibilità globale di questi input e spingendo gli acquirenti a cercare fornitori alternativi.

Tuttavia, le possibilità restano limitate poiché l’aumento dei prezzi dell’energia e i rischi di scarsità dell’offerta riguardano simultaneamente numerose aree geografiche. Circa il 43% del commercio mondiale di urea e il 45% delle esportazioni di zolfo transitano, infatti, attraverso lo Stretto di Hormuz, rendendo il sistema particolarmente vulnerabile a shock geopolitici. Questo ha costretto gli agricoltori, in ultima istanza, a ridurre l’uso dei fertilizzanti portando a conseguenze dirette sulla produttività agricola.

Le aree più colpite sono i Paesi dell’Asia meridionale, in particolare India, Pakistan e Bangladesh, fortemente dipendenti dalle importazioni di gas e fertilizzanti dal Golfo. L’India, tra i maggiori consumatori mondiali di fertilizzanti, importa circa un terzo del proprio fabbisogno e dipende in larga misura dal Golfo Persico anche per la produzione interna, basata su GNL importato, di cui circa il 40% proviene dal Qatar.

Anche l’Europa risente indirettamente della crisi agricola, non tanto in termini di accesso al cibo, quanto per il rischio di una nuova ondata inflazionistica. Il rischio qui è di ritrovarsi nuovamente schiacciati tra la dipendenza energetica e l’inflazione importata, come già avvenuto a seguito dell’invasione dell’Ucraina. In questo contesto, però, emerge una differenza sostanziale rispetto alla crisi del grano del 2022: mentre la produzione agricola può essere riallocata geograficamente, quella dei fertilizzanti risulta molto più rigida, in quanto dipende dalla disponibilità di risorse naturali e da infrastrutture concentrate in pochi snodi produttivi a livello globale.

Per quanto riguarda, invece, i paesi che stanno traendo vantaggio dalla crisi internazionale, c’è sicuramente la Russia. L’aumento dei prezzi delle materie prime, sia energetiche che alimentari, starebbe infatti favorendo l’economia moscovita. Secondo il Financial Times Mosca sta già ricevendo fino a 150 milioni di dollari di entrate extra al giorno dalla vendita di petrolio, a causa dell’impennata dei prezzi provocata dalla guerra. A ciò si aggiunge che, solo lo scorso anno, le esportazioni russe di fertilizzanti verso l’Europa hanno raggiunto un valore di circa due miliardi di euro.

Máximo Torero, capo economista dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), ha espresso preoccupazione per la situazione sempre più critica e prolungata, sottolineando la necessità di individuare rotte marittime alternative per garantire la continuità degli scambi internazionali e dell’approvvigionamento di fertilizzanti. Ha quindi dichiarato: “Dobbiamo trattare i sistemi alimentari con la stessa importanza strategica dei settori dell’energia e dei trasporti, investendo di conseguenza per ridurre al minimo questi shock”.

Rachele Gabbin

You may also like

error: Il contenuto è protetto!!