Balendra Shah, noto con il nome d’arte Balen, è un esponente della corrente Nep-hop, ossia hip-hop nepalese, divenuto noto a seguito della partecipazione alla battle rap Raw Barz su YouTube nel 2013. Più recentemente è stato eletto primo ministro del Nepal.
Balen ovviamente non è un politico tradizionale: si afferma come simbolo di un cambiamento più ampio che emerge anche a livello internazionale dove le nuove generazioni stanno acquisendo un peso politico crescente (si vedano per esempio le recenti proteste in Marocco). La sua vittoria si inserisce nel contesto delle proteste che hanno attraversato il Paese negli ultimi mesi, guidate in larga parte dalla cosiddetta Generazione Z. Inizialmente scatenate dalla frustrazione per le restrizioni imposte dal governo sull’accesso ai social media, queste mobilitazioni si sono progressivamente ampliate, dando voce a un malcontento diffuso nei confronti di problematiche strutturali quali corruzione, nepotismo e disoccupazione. Le proteste hanno assunto un carattere violento, con scontri che hanno causato la morte di 77 persone e incendi che hanno colpito edifici istituzionali e attività economiche. Di fronte alla crisi, K. P. Sharma Oli, il precedente leader politico del Nepal, è stato costretto a dimettersi, aprendo la strada a un governo ad interim e, successivamente, a nuove elezioni. Queste si sono tenute il 5 marzo e hanno portato alla vittoria di Balen, a capo del partito Rastriya Swatantra Party (RSP). Il rapper ha prestato giuramento il 27 marzo, diventando ufficialmente primo ministro.
Il Nepal si trova in un contesto politico di forte stagnazione. Per la gran parte degli ultimi due decenni è stato governato da tre principali partiti: i comunisti di Oli, il Nepali Congress di centro-sinistra e un movimento maoista. Questi si sono alternati tra alleanze e rovesciamenti reciproci, mentre la crisi economica del Paese cresceva e la disoccupazione giovanile restava intorno al 20%, spingendo molti giovani ad emigrare all’estero.
In questo contesto, l’ascesa di Balen alimenta aspettative di cambiamento. Il suo programma si fonda su una forte retorica anticorruzione e su una promessa di rinnovamento della governance. Nei primi 100 giorni, il governo intende sfruttare il cosiddetto “periodo di luna di miele” per avviare rapidamente riforme, in particolare nel contrasto alla corruzione, attraverso indagini sui patrimoni dei funzionari pubblici e la riapertura di casi sospesi. Parallelamente, è in corso un dibattito su possibili riforme costituzionali, soprattutto in relazione al grado di decentralizzazione del potere.
Tuttavia, il nuovo governo si trova anche di fronte a sfide considerevoli. Innanzitutto, l’adesione di Balen all’RSP a pochi mesi dalle elezioni crea perplessità. Il suo fondatore, Rabi Lamichhane, è una figura controversa, accusata di frode, criminalità organizzata e riciclaggio. Molti osservatori ritengono che la vittoria del partito alle elezioni sia attribuibile unicamente alla popolarità del rapper e ritengono che il rapporto tra i due, basato su una convergenza di interessi, potrebbe rivelarsi fragile nel tempo.
In secondo luogo, uno dei primi incarichi di Balen riguarda l’attuazione del rapporto della Commissione Karki, incaricata di indagare sulle violenze e i danni verificatisi durante le proteste della Generazione Z. Il rapporto dovrà ora essere implementato dal nuovo governo, un processo che potrebbe generare frizione politica.
Non mancano, infine, interrogativi sulla politica estera di Balen, soprattutto a seguito di dichiarazioni critiche ed esplicite nei confronti di Stati Uniti, India e Cina pubblicate nei social media. Tuttavia, alcuni analisti ritengono che la sua mancanza di legami politici consolidati costituisca un vantaggio, in quanto possa offrire al Nepal maggiore autonomia nelle relazioni internazionali.
Resta il fatto che la vittoria politica dell’artista può aprire una fase di rinnovamento e che sia sostenuta da un forte consenso popolare, soprattutto giovanile. Il successo del suo esecutivo dipenderà dalla capacità di tradurre tale consenso in riforme concrete, mantenendo al contempo un equilibrio tra aspettative sociali, stabilità istituzionale e rispetto delle regole democratiche.
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