domenica, Maggio 31, 2026

L’attivista per i diritti umani tunisina Saadia Mosbah è stata condannata a otto anni di carcere

L’inasprimento delle politiche migratorie e la compressione dello spazio politico sotto Kais Saied

by Rachele Gabbin

Saadia Mosbah, attivista per i diritti umani impegnata nella lotta contro il razzismo in Tunisia, è stata condannata giovedì 19 marzo a otto anni di carcere, insieme al figlio e altri attivisti (condannati invece a tre anni). Mosbah, che era alla guida dell’associazione antirazzista Mnemty attiva nella difesa dei migranti subsahariani, era già detenuta da quasi due anni con accuse di irregolarità finanziarie, tra cui il riciclaggio di denaro.

All’attivista si deve l’adozione, nel 2018, di una legge innovativa per la regione del Maghreb contro le discriminazioni razziali, oltre a una mobilitazione costante contro la linea politica del Presidente Kais Saied in materia migratoria. Il suo arresto ha sollevato interrogativi sul ruolo e sullo spazio riconosciuto alla società civile sotto l’attuale regime tunisino.

L’atteggiamento del governo nei confronti della questione migratoria appare, infatti, fortemente restrittivo. In Tunisia, violazioni dei diritti umani ai danni di migranti, richiedenti asilo e rifugiati (in particolare persone nere o provenienti dall’Africa subsahariana), risultano diffuse e documentate. Negli ultimi anni, tali abusi sono aumentati per frequenza e gravità, in un contesto segnato dalla crescente normalizzazione di discorsi razzisti e discriminatori nei media, nonché dall’impunità che spesso li accompagna.

Ad esprimersi contro l’arresto di Mosbah sono state l’Osservatorio per la protezione dei difensori dei diritti umani e l’Organizzazione mondiale contro la tortura, che hanno esortato le autorità tunisine a rilasciare immediatamente l’attivista, citando la sua età e le sue condizioni di salute. In una dichiarazione, le ONG hanno affermato che il procedimento giudiziario si inserisce in “un contesto di crescente repressione della società civile in Tunisia”.

Il quadro che si sta formando è di fatto preoccupante: il clima generale nel Paese appare segnato da una progressiva criminalizzazione degli esponenti dell’opposizione politica che avviene spesso attraverso il ricorso abusivo a procedimenti giudiziari, oltre che da gravi limitazioni alla libertà di espressione, di stampa e di associazione.

“Uno dei risultati più importanti della rivoluzione del 2011, il decreto legge 88 sulle associazioni, è in corso di smantellamento”, ha dichiarato Erika Guevara Rosas, alta direttrice delle ricerche e delle campagne di Amnesty International. Già nel 2025 erano state segnalate almeno 14 ONG tunisine e internazionali destinatarie di provvedimenti giudiziari che imponevano la sospensione delle loro attività per almeno 30 giorni. Tra le organizzazioni colpite figurano l’Associazione delle donne democratiche tunisine, il Forum tunisino per i diritti economici e sociali e la sezione tunisina dell’Organizzazione mondiale contro la tortura. Questo non sorprende, dal momento che nel maggio dell’anno precedente Kais Saied aveva pubblicamente definito le ONG che si occupano di immigrazione di essere “traditrici” e “agenti stranieri” che cercano di far “insediare” migranti dell’Africa subsahariana.

“Questa persecuzione amministrativa giudiziaria ha creato un clima di paura, soffocando lo spazio civico e limitando i diritti alla libertà d’associazione e alla libertà d’espressione. Le autorità tunisine devono immediatamente agire per rispettare i diritti umani, consentire alle organizzazioni non governative di portare avanti le loro attività […], proteggere le persone che difendono i diritti umani e gli operatori umanitari, annullare i provvedimenti sospensivi e i congelamenti dei conti bancari”, ha esortato Rosas.

Photo credit: Kawayashu, CC BY-SA 4.0 https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0, via Wikimedia Commons.

 

Rachele Gabbin

You may also like

error: Il contenuto è protetto!!